Terroir. Il vino si fa in vigna

Sarà capitato a molti di noi, in esperienze di degustazione di vini o entrando in cantine ed enoteche, di incontrare il concetto di terroir. Oggi questo termine francese è molto in voga, ma cosa si intende precisamente quando si parla di terroir?

Fra le parole che riguardano il mondo del vino con le quali non tutti abbiamo dimestichezza e familiarità possiamo inserire forse anche questo termine. Spesso, ricorrendo a parole specifiche e poco comuni, si può contribuire a creare l’effetto che il mondo del buon vino rappresenti un ambito un po’ elitario, riservato a pochi appassionati e intenditori. Invece noi crediamo che le porte d’accesso a questo mondo debbano essere aperte anche ai semplici curiosi e agli inesperti, partendo dal presupposto che ognuno può formarsi (e ha il diritto di esprimere) il proprio gusto in materia di vino. Resta sempre valido il vecchio detto: “de gustibus non disputandum est”. Certo però che, per fare in modo che ad allietare la nostra vita sia possibilmente del vino buono e sano, i gusti vanno educati e le scelte devono essere consapevoli.

La parola terroir è venuta alla ribalta in una fase relativamente recente. Negli anni ’70 e ’80 infatti era abbastanza comune ritenere che gli elementi più importanti per produrre vino fossero l’attrezzatura della cantina e l’abilità del vinificatore, più che la vigna e il suo territorio. A dare spazio a questo modo di pensare avevano contribuito in particolare le pratiche diffuse nei paesi che rappresentavano i nuovi grandi produttori di vini nel panorama mondiale: Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e Americhe, dove il clima caldo e soleggiato e l’abbondanza di acqua rendevano il suolo fertile per moltissime qualità di uve. In Europa invece molte vigne continuavano a essere coltivate su terreni poveri, dove in genere non era possibile praticare altre coltivazioni. 

I vini del “Nuovo Mondo” erano spesso molto buoni, ma non avevano quei sapori complessi in grado di identificare con precisione le zone di provenienza. A differenza dei grandi vini europei, non esprimevano il carattere di un vigneto. Fu presto chiaro che la grande professionalità e gli strumenti moderni non bastano a dare personalità a un vino e iniziò così ad affermarsi una visione diversa secondo cui “il vino si fa nei vigneti”.

Il concetto di terroir può essere reso approssimativamente in italiano con “habitat” o “spirito del luogo” e indica l’insieme delle condizioni di crescita specifiche di un vigneto. Queste caratteristiche vanno a influenzare direttamente lo stile e la qualità del vino, rendendolo diverso da tutti gli altri.

Il terroir comprende: topografia, che si compone a sua volta degli elementi che riguardano altitudine, pendenza e orientamento del suolo; clima, dove influiscono temperatura, esposizione al sole e precipitazioni; terreno, sottosuolo e fondo roccioso.

Ma nel concetto di terroir a noi piace aggiungere un altro ingrediente, rappresentato dal lavoro umano e dal particolare legame che si instaura tra uomo e vigna. Per far emergere l’anima di un vino, insomma, riteniamo sia indispensabile la mano del vignaiolo. “Il vino è l’immagine dell’uomo che lo fa” aveva detto il critico Luigi Veronelli. 

Questo rapporto che lega profondamente ogni viticoltore alla sua vigna è quasi un senso di paternità. Che lo si creda o no, la stessa vigna dà un vino diverso non solo da una stagione a un’altra, ma da una generazione di vignaioli a un’altra.

In questo rapporto d’amore e di responsabilità verso la vite e la terra c’è anche tutta la visione etica del produrre vino. Per questo riteniamo che scoprire un terroir, andando a conoscere di persona dove una vigna cresce e da chi e come viene curata, sia una delle esperienze che apre le porte a un rapporto profondo e autentico con il vino. 

Se vi piace il mondo del buon vino e volete saperne di più del legame che unisce uomo e vigna, vi consigliamo la storia di Silvio Levi e del Dogliani DOCG prodotto nella sua Cantina Leviti.